Editorialisti

06 Aprile 2018

LA LUNGA ATTESA - THE LONG WAIT

share Linda Parrinello

È uno scenario interlocutorio quello che attraversa il mercato televisivo italiano, immerso in una sorta di imbambolato immobilismo, che si rispecchia perfettamente nell’edizione 2018 della nostra Power Map. Probabilmente è perché c’è molta, forse troppa, carne al fuoco, per questo è difficile – a meno di non lanciarsi in un azzardo – prendere decisioni sul futuro. Anche immediato. Per Sky Italia la questione è sia internazionale che locale. Perché l’attendismo sceso sulla piattaforma in vista di capire chi alla fine acquisterà il business satellitare europeo, non consente di fare progetti a lunga scadenza (al massimo si è assistito a un giro di poltrone che permette di amministrare meglio l’esistente), e anche la pesante incognita che grava sulla questione dei diritti del calcio non spinge certo ad azzardare mosse strategiche. Pur se indubbiamente l’accordo con Netflix dà lustro al brand e soprattutto al nuovo gioiellino SkyQ, ci vuole altro per poter guardare con fiducia al “sol dell’avvenir”. Il tutto mentre Mediaset non si schioda dal contenzioso con Vivendi, che continua a non trovare una soluzione malgrado la fuga in avanti in Borsa alla notizia di una potenziale (ennesima) fusione con Tim. Resta poi l’incognita politica, dalla quale il Biscione non è indenne, in attesa di sapere chi – dopo le non risolutive elezioni politiche di marzo – riuscirà a comporre il governo del Paese, anche alla luce della flessione registrata dalle azioni alla notizia di una Forza Italia in pesante perdita. Elezioni che se hanno complicato la situazione del broadcaster commerciale non hanno certo alleggerito l’aria che si respira nel servizio pubblico, con un vertice e un consiglio d’amministrazione su cui pende la certezza del ricambio, prima per ragioni politiche (a vincere le elezioni non sono stati certo i loro “padrini”) e poi per ragioni tecniche: la scadenza del mandato è prevista per il prossimo agosto. L’attendismo si insedia anche in Rai Pubblicità, che avendo “perso” il suo amministratore delegato non è riuscita a darsi un sostituto, optando per un interim al presidente. Come dire? I tre maggiori soggetti del mercato tv vivono per ragioni differenti una situazione simile, così mentre a livello globale vanno in scena le grandi manovre dell’industria audiovisiva, con gruppi che sotto la spinta della competizione con gli Ott accelerano negli investimenti, nella Penisola si presidia il preesistente. Per fortuna, ci sono i contenuti. L’inverno 2018 sta infatti regalando importanti soddisfazioni in termini di audience: dal Festival di Sanremo al Grande fratello Vip passando per il Commissario Montalbano, X Factor, Gomorra e Don Matteo… Mentre si annunciano diverse produzioni che sanciscono l’ingresso definitivo della fiction tricolore nell’Olimpo seriale (dalla seconda stagione de I Medici a L’amica geniale, da Il nome della rosa a The New Pope, Django e Suspiria, solo per citare alcuni dei nuovi progetti). Adesso, serve solo che finisca l’attesa per uscire spediti dall’impasse, perché il mercato non può attendere.

The Italian television industry is currently going through a transitory phase, steeped in a kind of befuddled inertia that is clearly reflected in the 2018 edition of our Power Map. It is probably because there are many, if not too many irons in the fire, making it hard to make decisions about the future, at least not without taking risks. This applies to the immediate future too. For Sky Italia, the issue is both international and local. Because the platform’s ‘wait and see’ approach - treading water until it’s clear who will buy the European satellite business - means it cannot activate long term projects. At best we’ve seen a musical chairs-style reorganisation to manage its existing product better. Furthermore, the hefty unknown hanging over the matter of football rights in Italy certainly doesn’t encourage Sky Italia to risk any strategic moves. And while the deal with Netflix unquestionably brings prestige to the brand, especially its new gem Sky Q, more is needed to be in a position to look to the “sun of the future” with confidence.In the meantime, Mediaset continues its dispute with Vivendi, which is still unresolved despite share prices rising on word of an (umpteenth) possible merger with Tim. Then there is the political uncertainty about who will form the new government after the inconclusive elections in March. This certainly affects Mediaset, particularly in the light of the fall in its share prices following news of heavy losses for Berlusconi’s Forza Italia party.And while the general election result has complicated the situation of commercial broadcasters, it has certainly not lightened the atmosphere at the public service broadcaster, where top managers and the board of directors face a turnover. This is due to both political factors (their ‘benefactors’ were certainly not the winners in the election) and purely technical issues, since their mandate runs out this August. RAI Pubblicità is also fence-sitting after having ‘lost’ its CEO and been unable to replace him, opting to temporarily hand over the role to its President.How can we put it? The three main players in the Italian television market are all in a similar situation, albeit for different reasons. And so, while we’re seeing major manoeuvres in the audiovisual industry on a global level, with groups speeding up investment driven by the competition from OTT operators, in Italy, status quo is the order of the day.Luckily, there is content. In fact, winter 2018 is recording significant results in terms of audience: from the Sanremo Music Festival to Celebrity Big Brother and Inspector Montalbano, X Factor, Gomorrah and Don Matteo… And there are various productions in the offing that will definitively place Italian drama among global leaders in TV series, from the second season of the Medici to new projects My Brilliant Friend, The Name of the Rose, The New Pope, Django and Suspiria, to mention but a few. Now, we just need the waiting to end so we can move swiftly on from the impasse: after all, the market waits for no-one.

Linda Parrinello

In Editoriale Duesse da: non ricordo più…

Secondo me, la televisione è: mediamente peggiore di chi la guarda e di chi la fa

Scrivere di televisione è: utile quando si informa sui contenuti, interessante quando si approfondisce il mercato, superfluo quando si punta sul puro gossip

I programmi che preferisco: quelli che parlano al cervello

I programmi che evito: quelli che mirano alla pancia

Il programma più amato: “I Simpson”

La tv di qualità è: quella che ha un suo stile

La sigla dell’infanzia: “Luna Park” del ‘79

La sigla della maturità: “Mad Men”

A proposito di quelli che la sanno lunga: “La televisione non potrà reggere il mercato per più di sei mesi. La gente si stancherà subito di passare le serate a guardare dentro una scatola di legno” (Darryl F. Zanuck, fondatore della 20th Century Fox - 1946)


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